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Operazione contro una rete dedita allo spaccio di stupefacenti in provincia di Cosenza

Operazione contro una rete dedita allo spaccio di stupefacenti in provincia di Cosenza

Detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti in concorso ed estorsione. Sono alcuni dei reati contestati a vario titolo alle 7 persone arrestate dai carabinieri dei comandi provinciali di Cosenza, Genova e Napoli, supportati dalle unità cinofile antidroga, con la copertura aerea dell’8° Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia. Sono in corso le ricerche di altre tre persone al momento irreperibili. Gli indagati sono accusati di far parte di una rete spaccio che aveva collegamenti al di fuori della Calabria. La droga proveniva infatti dalla Liguria e dalla Campania. I destinatari delle misure cautelari, emesse dal Gip presso il Tribunale di Cosenza su richiesta della locale Procura della Repubblica, sono tutti di nazionalità italiana e di età compresa tra i 30 e 60 anni.

Durante le indagini, 3 persone sono state tratte in arresto in flagranza di reato e una denunciata in stato di libertà.Si è proceduto anche al sequestro dioltre 5,2 chilogrammi di hashish per un valore di circa 20.000 euro L’attività svolta ha consentito di appurare un ulteriore acquisto, da parte degli indagati di Cosenza, di un ingente quantitativo di hashish da immettere nel mercato, per un valore di circa 40.000 euro.
Con riferimento al reato di approvvigionamento e spaccio di sostanze stupefacenti, le attività avrebbero fatto emergere che alcuni indagati, per rifornirsi di ingenti quantità di sostanze stupefacente da immettere nella piazza dell’hinterland cosentino, al fine di nascondere i traffici con i fornitori extraregionali, utilizzavano un linguaggio impiegato solitamente per il commercio di veicoli. Nello specifico, per quantificare e qualificare un ingente quantitativo di sostanza stupefacente erano utilizzati i termini “macchina” e “bisarca”, mentre per quantitativi di inferiori il termine era “motorino”. Nel corso delle intercettazioni sarebbero stati acquisiti importanti elementi di prova anche in ordine a estorsioni commesse da alcuni degli indagati per il recupero dei crediti derivanti dalla vendita di quantitativi di sostanze stupefacenti nei confronti di un altro indagato. In una circostanza, uno spacciatore, per recuperare il credito derivante dalle precedenti cessioni di stupefacente, sarebbe entrato nell’abitazione del debitore arrecando danni considerevoli alle suppellettili.
La Procura della Repubblica di Cosenza ha  formulato 17 ipotesi di reato a carico dei 10 indagati. Cinque persone sono state portate in carcere e altre due ai domiciliari.

L’inchiesta da cui deriva l’operazione è stata condotta dai Carabinieri dell’Aliquota Operativa della compagnia di Rende, con i contributo della stazione Carabinieri di Bisignano. Nell’arco di pochi mesi le indagini, rese particolarmente complesse poiché estese a diversi luoghi del territorio nazionale hanno consentito di ricostruire la rete e gli intrecci di un gruppo di persone operanti nel settore del commercio di sostanze stupefacenti, prevalentemente hashish, e di disarticolarne i canali di approvvigionamento e smercio. L’attività degli inquirenti ha avuto inizio nel giugno 2021, a seguito di informazioni acquisite in merito a dei tentativi di furto nel territorio di Bisignano da parte del gruppo composto da persone dell’hinterland cosentino e da fuori regione.
Il monitoraggio sui contatti delle persone ritenute appartenenti al gruppo delinquenziale ha permesso di individuare la rete di spaccio, con la progressiva estensione dell’attività investigativa volta a ricostruire la catena dell’approvvigionamento delle sostanze stupefacenti.Ne è conseguita l’individuazione di diverse piazze di spaccio site da un lato nel capoluogo e dall’altra nell’area urbana di Rende e Bisignano.
Nel corso dell’indagine sono stati ricostruiti e numerosi episodi di cessione di droga o di illecita detenzione e documentate le attività di “broker” dediti al procacciamento delle sostanze stupefacenti.Dagli approfondimenti investigativi sono emerse le propaggini extraterritoriali delle attività di procacciamento dello stupefacente, dal momento che i maggiori indagati hanno anche intrattenuto rapporti con esponenti malavitosi della Campania e di Genova, indicativi dei canali di approvvigionamento.

 

 

 

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