Graziano: “La spesa a salvaguardia del suolo non entri nel Patto di stabilità”

REGGIO CALABRIA. “La violenta alluvione che si è abbattuta sulla Bassa Sibaritide lo scorso 12 agosto ha messo ancora più in evidenza come la mancanza di misure di prevenzione adeguate e tempestive, e di sistematici interventi per risanare le criticità idrauliche e i fenomeni di dissesto idrogeologico, quando si manifestano, contribuiscono all’aumento della vulnerabilità dell’intero territorio regionale. Che è interessato, con sempre maggior frequenza, da accadimenti naturali che causano gravissimi danni alle risorse ambientali e al tessuto economico-sociale, compromettendo spesso anche l’incolumità dei cittadini”. Lo sostiene, in una nota, il segretario-questore del Consiglio regionale, Giuseppe Graziano. “Il contrasto a questi fenomeni – aggiunge – prevede costi esponenziali per i quali sarebbe bene utilizzare la flessibilità sui vincoli europei. È indispensabile, quindi, che la spesa per interventi di difesa del suolo, di riassetto idrogeologico, di ripristino e bonifica dei siti produttivi inquinati e di messa a norma degli impianti di depurazione non sia computata nei saldi relativi al Patto di stabilità. Il Presidente Oliverio si adoperi per chiedere al Governo centrale di intervenire in merito vista la delicata situazione della Calabria per far sì che la nostra regione possa dotarsi di un piano di prevenzione generale contro il rischio di dissesto idrogeologico. Lo stesso Ministro dell’Ambiente Galletti, in risposta all’interrogazione presentata al Senato, ha affermato che l’impegno economico necessario per la riparazione dei danni degli ultimi 20 anni, stimato per difetto, è di circa 1 miliardo di euro l’anno e che si tratta di una situazione destinata ad aggravarsi se non si interviene in modo tempestivo ed efficace. Ed è per questo che viene da più parti ritenuto indispensabile che la spesa per interventi di difesa del suolo, di riassetto idrogeologico, di ripristino e bonifica dei siti produttivi inquinati e di messa a norma degli impianti di depurazione non dovrebbe essere computata nei saldi relativi al patto di stabilità”. “Anche se non v’è dubbio, allo stesso tempo – conclude Graziano – che tale spesa debba essere migliorata, in termini sia quantitativi che qualitativi e che gli investimenti pubblici per la prevenzione del rischio idrogeologico, che richiede una straordinaria quantità di risorse, dovrebbero essere sostenuti da un’entrata stabile e sicura, che non sia assoggettata a riduzione o tagli, come purtroppo è avvenuto in passato”.