Chiesto l’arresto di un ex sindaco, il Gip ha detto no

La Dda di Catanzaro aveva chiesto la custodia cautelare in carcere per l’ex sindaco di Torre di Ruggiero, l’avvocato Giuseppe Pitaro, ma il Gip non ha concesso la misura. Lo ha reso noto il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri, nel corso della conferenza stampa convocata per illustrare i dettagli dell’operazione nell’ambito dell’operazione “Orthrus” con cui stamane è stata colpita la cosca di ‘ndrangheta Iozzo-Chiefari. Nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura distrettuale antimafia catanzarese, Pitaro, che è stato sindaco di Torre di Ruggiero dal 2006 al 2015, è comunque indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo quanto riferito dal procuratore Gratteri in conferenza stampa, tra i fatti contestati a Pitaro nell’ambito dell’inchiesta ci sono l’aver tenuto chiusa, in una cassaforte del Comune di Torre di Ruggiero, un’interdittiva antimafia, e la presenza al suo fianco, quale candidato sindaco del Comune, di un esponente di vertice della cosca nel corso di un comizio elettorale.
Gratteri: “Faremo ricorso contro questa decisione”
“Stiamo leggendo la motivazione ma faremo sicuramente appello”. Così il procuratore distrettuale antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, nel corso della conferenza stampa sull’operazione anti-‘ndrangheta “Orthrus”, con riferimento alla decisione del Gip di non concedere la custodia cautelare in carcere richiesta dalla Dda nei confronti dell’ex sindaco di Torre di Ruggiero, Giuseppe Pitaro, comunque indagato nell’inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa. “Non c’è amaro in bocca ma un po’ di dissenso lo abbiamo rispetto alla scelta del giudice, perché – ha aggiunto Gratteri – pensavano che ci fossero più che gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell’ex sindaco. Perché abbiamo visto non irregolarità ma reati nella gestione degli appalti. Perché abbiamo visto, in forza di intercettazioni, che in una cassaforte del Comune era stata chiusa un’interdittiva, che non poteva restare chiusa. Poi un altro dato, e cioè – ha rilevato il procuratore capo della Dda di Catanzaro – che in un comizio elettorale sul palco c’era il capo mafia. Conosciamo la gestualità della mafia, sappiamo che la mafia non fa nulla a caso e quando sta in un posto non lo fa a caso ma fa una scelta di campo, ne consegue che il capo mafia sta partecipando alla campagna elettorale per un candidato sindaco che poi diventa sindaco. Questo non ha rilevanza penale? Non è importante? E’ solo folklore o è un comportamento di mafia?”. Gratteri ha poi aggiunto: “Non demorderemo ma insisteremo su questo filone mafia-pubblica amministrazione, perché per noi i reati che riguardano la pubblica amministrazione aggravati da vincoli mafiosi e concorsi esterni non sono assolutamente meno gravi rispetto ai reati fine di mafia perché senza questi non sarebbe possibile avere una ‘ndrangheta così forte”.
L’ex sindaco di Torre Ruggiero: “Sempre rispettata la legge, giusta la decisione del Gip”
“Ho svolto le funzioni di sindaco del Comune di Torre di Ruggiero dal 2006 al 2015 fronteggiando le varie problematiche di un piccolo borgo dell’entroterra calabrese nel pieno rispetto del principio di legalità. Apprendo ora, con profondo dispiacere, che nell’inchiesta denominata “Orthrus” compare il mio nome, ma, al contempo, mi compiaccio che il Gip, dopo avere esaminato la mia posizione, abbia accertato e riconosciuto la mia totale estraneità ai fatti oggetto dell’indagine”. Lo dichiara, in un comunicato, l’avvocato Giuseppe Pitaro, ex sindaco di Torre Ruggiero, indagato nell’ambito dell’operazione dei Carabinieri sulle cosche mafiose del basso Ionio catanzarese. “Negli anni in cui ho svolto la funzione di sindaco – continua Pitaro – ho profuso il mio impegno per dare una mano a una comunità angustiata da tante criticità vecchie e nuove e l’ho fatto attenendomi scrupolosamente alle prerogative in capo all’organo politico e senza mai travalicarle, cosi come ha accertato il Gip nel suo provvedimento. La mia biografia, assolutamente specchiata – aggiunge- mi porta ad apprezzare le iniziative giudiziarie di contrasto al fenomeno criminale, pur segnalando, tuttavia, l’esigenza costituzionale che siano esaminate con il dovuto rigore le singole posizioni processuali al fine di non scalfire la dignità di persone anni luce distanti da illegalità e comportamenti ripugnanti”.
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