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Requisitoria di Lombardo al processo Gotha: “Reggio è un enorme laboratorio criminale”

Requisitoria di Lombardo al processo Gotha: “Reggio è un enorme laboratorio criminale”

 

Reggio Calabria è un “enorme laboratorio criminale a cui tutta la ‘ndrangheta del mondo è chiamata a ispirarsi”. Nella prima parte della requisitoria del processo “Gotha”, iniziata oggi in aula bunker a Reggione, il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo si è soffermato sulla cosca De Stefano e sul ruolo di Paolo Romeo e Giorgio De Stefano che sono “la componente occulta della ‘ndrangheta che costituisce la vera testa pensante dell’organizzazione criminale”. Sono loro, ha detto il magistrato, i protagonisti di “una lunga stagione di sistematica penetrazione del tessuto politico-amministrativo locale, regionale, nazionale e sovrannazionale per dare pratica attuazione a un progetto particolarmente evoluto, certamente rischioso, che possa un giorno stabilizzare un modello criminale tanto sofisticato da apparire agli occhi degli stolti estraneo alle logiche predatorie di base”. Lombardo si riferisce al cambio di rotta avvenuto nel 2001 all’interno della cosca di Archi con il boss Giuseppe De Stefano che aveva recuperato, dalle mani del “Supremo” Pasquale Condello, il ruolo di capomandamento di centro e c’erano “i soggetti giusti da utilizzare per entrare nei gangli decisionali delle strutture amministrative”. “Si programmano le carriere e si investe sui soggetti funzionali allo scopo – ha detto il pm – anche quando quei soggetti non è che piacciano fino in fondo. A volte per caratteristiche caratteriali ispirati come Giuseppe Scopelliti. A volte perché hanno una tendenza a una sorta di inaffidabilità emotiva come Alberto Sarra. Però sono soggetti che consentono la pratica attuazione del programma. La domanda che tutti si sono fatti nel corso di questo processo e cioè dove sia Giuseppe Scopelliti, avrà la risposta che può avere prima della conclusione della requisitoria. Chi può pensare sulla presenza o assenza di Scopelliti? Chi può pensare di attuare un programma così ambizioso in una città pericolosa, instabile, scivolosa, inaffidabile, intimamente mafiosa come Reggio Calabria? Solo un dio pagano che ha due teste: quelle di Paolo Romeo e Giorgio De Stefano. C’è da dire anche che il modello che noi ricostruiamo è un modello che passa da un riassetto di tutta una serie di dinamiche che, fino a un certo punto, sono state gestite avvalendosi di determinati strumenti, il più importante dei quali era il controllo del flusso elettorale, ma che da un certo punto in poi si spostano su dinamiche ritenute molto più favorevoli che passano dal terzo settore”.

 

 

 

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