Minacce a Gratteri e Lombardo: trovato morto l’autore delle telefonate

REGGIO CALABRIA. Mitomane o telefonista per conto di qualcuno? È l’interrogativo a cui hanno cercato di dare una risposta – e che adesso forse resterà insoluto – gli investigatori dopo la denuncia di Francesco Gennaro Triolo, l’operaio quarantasettenne il cui cadavere è stato trovato nel suo appartamento di Reggio Calabria, quale autore di telefonate minatorie ai danni dei pm della Dda reggina. Ad incastrarlo erano state le telecamere collocate dai finanzieri del Gico nelle vicinanze di alcune cabine telefoniche dalle quali Triolo aveva chiamato una decina di volte i centralini della Guardia di finanza e dei carabinieri pronunciando frasi di minacce nei confronti del pm Giuseppe Lombardo e, in un caso, anche del procuratore aggiunto Nicola Gratteri. Le minacce erano andate avanti per tre mesi, dal novembre scorso fino alla fine di gennaio, quando l’uomo fu denunciato. “Siamo pronti a uccidere Lombardo al parco Caserta”; “c’è una bomba al parco Caserta per il giudice Lombardo” erano state alcune delle frasi pronunciate da Triolo. L’interrogativo rimasto aperto è perché l’uomo avesse fatto le telefonate. Secondo il fratello Giuseppe, Francesco Gennaro era solo una “persona sofferente psicologicamente”, ma dalle indagini è emerso che l’uomo era stato in contatto con soggetti ritenuti contigui a cosche di ‘ndrangheta, anche se non era mai stato sfiorato da indagini. Tra l’altro, anche il fratello Giuseppe era stato accusato e poi assolto di avere rivolto minacce telefoniche ad un magistrato. In quel caso si trattava del procuratore generale di Reggio Calabria Salvatore Di Landro ed il periodo era il 2010, l’anno delle bombe alla Procura generale reggina ed a casa dello stesso Di Landro. Il sospetto degli investigatori, in definitiva, è che Triolo possa essere stato indotto da qualcuno a fare le telefonate.