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La Corte dei Conti: “Criticità nei bilanci dei Comuni calabresi”

La Corte dei Conti: “Criticità nei bilanci dei Comuni calabresi”

Negli anni 2019 e 2020 la Corte dei Conti ha impartito misure correttive dei bilanci a 220 Comuni calabresi sui 409 totali. Lo ha specificato la relazione del presidente facente funzioni della sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, Ida Contino, in occasione dell’inaugurazione, a Catanzaro, dell’anno giudiziario della magistratura contabile calabrese. “La Sezione -ha spiegato Contino- ha continuato a svolgere un capillare esame sui rendiconti degli enti locali. Tale controllo ha fatto emergere criticità comuni a tutte le gestioni finanziarie. Si è riscontrata la generale tendenza a sovrastimare i residui attivi, riportando in bilancio anche crediti non più riscuotibili (per prescrizione, per morte o per insolvenza del debitore); a sottostimare i residui passivi, riportando in bilancio debiti in misura inferiore a quella reale o, in alcuni casi, non riportandoli affatto; a espandere la capacità di spesa sottostimando (o alcune volte omettendo) gli accantonamenti obbligatori previsti dalla disciplina armonizzata”. La sezione di controllo della Corte dei Conti inoltre segnala che “nei comuni calabresi è persistente la difficoltà di riscuotere le entrate ordinarie (prevalentemente quelle tributarie). Il flusso di cassa è, pertanto, sempre più caratterizzato da un eccesso diacronico tra le spese correnti e le correlate entrate, il che, da una parte riduce la capacità di effettuare tempestivamente i pagamenti e, dall’altra, spinge l’ente all’utilizzo, per esigenze di cassa, delle somme con destinazione vincolata, o anche al ricorso alle anticipazioni di tesoreria, con inevitabili aggravi di oneri finanziari. In tale situazione, il ruolo svolto della Sezione regionale di controllo è stato determinante: negli anni 2019 e 2020, tutti gli enti locali della Calabria (e non a campione) sono stati raggiunti da richieste istruttorie specifiche sulla gestione finanziaria; a 220 Comuni, sui 409 della regione, sono state impartite le misure correttive dei bilanci, sono state verificate le correzioni e in alcuni casi è stato deliberato il blocco delle spese”.

Il Procuratore della Corte dei Conti: “Il debito è un mostro che divora la sanità”

“Il debito ingiustificato è un mostro che sta divorando la sanità a danno dei cittadini e dei contribuenti e che determina inevitabilmente sottrazione di risorse alla cura della salute”. Lo evidenzia il procuratore regionale della Corte dei Conti, Maria Rachele Anita Aronica, nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura contabile calabrese. Incontrando i giornalisti prima della cerimonia, Aronica ha spiegato che “un fenomeno triste è quello dei ritardati pagamenti nella sanità. C’è un sistematico non pagare da parte delle Asp, il che significa far aumentare di moltissimo il debito, che poi aumenta per interessi o per contenzioso, e spesso anche dopo una sentenza di condanna non si paga subito e si arriva alla nomina del commissario ad acta e qui sono altre spese. Un altro fenomeno, che è collegato perché si arriva a una crisi di liquidità, riguarda – ha rilevato il procuratore regionale della Corte dei Conti – l’anticipazione di tesoreria, e anche qui ci sono ulteriori spese per gli interessi sulle anticipazioni e compensi al tesoriere. E poi, purtroppo, per le Asp si assiste al fenomeno dei doppi pagamenti, normalmente con il meccanismo cessione del credito, quindi il credito viene chiesto sia dal cedente sia dal cessionario senza che l’Asp opponga il mancato adempimento. Questo si è verificato a esempio a Reggio Calabria. Un problema poi non è solo la mala gestione del debito ma anche quello di approvare i bilanci, perché ci sono alcune Asp che non approvano i bilanci già da un po’ di tempo, e la nostra sezione di controllo lo dice da tempo. Ci vuole – ha sostenuto Aronica – una ristrutturazione della gestione, del personale, un po’ di tutto”. Nella relazione, infine, Aronica sottolinea che “il quadro è sconfortante, stante il noto disavanzo in cui versa la sanità calabrese e che difficilmente potrà rientrare se non si pone fine a questo ‘modus operandi’ nella gestione del debito”.

 

 

 

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