Personalizza le preferenze di consenso

Utilizziamo i cookie per aiutarti a navigare in modo efficiente ed eseguire determinate funzioni. Di seguito troverai informazioni dettagliate su tutti i cookie in ciascuna categoria di consenso.

I cookie classificati come "necessari" vengono memorizzati nel tuo browser in quanto sono essenziali per abilitare le funzionalità di base del sito.... 

Always Active

Necessary cookies are required to enable the basic features of this site, such as providing secure log-in or adjusting your consent preferences. These cookies do not store any personally identifiable data.

No cookies to display.

Functional cookies help perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collecting feedback, and other third-party features.

No cookies to display.

Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics such as the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.

No cookies to display.

Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.

No cookies to display.

Advertisement cookies are used to provide visitors with customized advertisements based on the pages you visited previously and to analyze the effectiveness of the ad campaigns.

No cookies to display.

Inchiesta “Plinius”: in appello sei condanne confermate e due ridotte 

Inchiesta “Plinius”: in appello sei condanne confermate e due ridotte 

CATANZARO. Si è concluso con due condanne ridotte e sei confermate il processo d’appello per gli imputati coinvolti nell’inchiesta antimafia denominata “Plinius”, con cui la Dda di Catanzaro ha delineato stretti legami fra la criminalità dell’alto Tirreno cosentino – e in particolare la cosca Valente-Stummo, ritenuta legata al clan Muto – e la gestione politica del Comune di Scalea, giudicati con rito abbreviato. L’inchiesta, condotta dall’Arma dei carabinieri, sfociò all’alba del 12 luglio del 2013 in un blitz per l’esecuzione di un’ordinanza cautelare a carico di 38 persone fra cui l’allora sindaco di Scalea, Pasquale Basile, eletto a capo di una lista civica, e 5 assessori della sua giunta. Non a caso, proprio quello stesso giorno, il Comune venne commissariato e successivamente, con Decreto del 25 febbraio 2014, ne fu disposto lo scioglimento per infiltrazione mafiosa con affidamento della gestione a una commissione speciale. Oggi la Corte d’appello di Catanzaro (presidente Giacarlo Bianchi, consiglieri Gianfranco Grillone e Ippolita Luzzo) ha rideterminato la pena per l’ex assessore al Commercio del Comune di Scalea, Franco Galiano (45 anni), che è stato assolto per un capo d’accusa ed ha avuto 6 anni e 10 mesi di reclusione a fronte dei 7 anni e 8 mesi comminati in primo grado; pena rideterminata anche per Pietro Valente (47 anni), cui i giudici hanno riconosciuto il vincolo della continuazione fra i reati contestatigli, che ha avuto 10 anni di reclusione a fronte dei 12 anni e 8 mesi inflitti in primo grado. Confermata nel resto la sentenza emessa il 31 marzo del 2014 dal giudice distrettuale dell’udienza preliminare di Catanzaro, Assunta Maiore, che al termine degli otto giudizi abbreviati (gli altri imputati di Plinius furono citati a giudizio immediato davanti al tribunale collegiale) emise otto condanne, un pò più basse di quelle richieste dal pubblico ministero, Vincenzo Luberto, infliggendo (le pene tennero così conto dello sconto di pena di un terzo per la scelta del rito alternativo al dibattimento): 4 anni e 8 mesi di reclusione all’altro ex componente della Giunta, Antonio Stummo, (32 anni); 4 anni e 8 mesi a Francesco Saverio La Greca (40), di Santa Domenica Talao; e infine 3 anni e 4 mesi ciascuno a Roberto Cesareo (48), Andrea Esposito (40), Antonio Pignataro (52), tutti e tre di Cetraro, e Franco Valente (54), di Scalea. Condanne che lo scorso 10 febbraio, al termine della propria requisitoria, il sostituto procuratore generale di Catanzaro, Salvatore Curcio, ha chiesto ai giudici di confermare ottenendo quasi completamente ragione. La Corte ha chiesto oggi 70 giorni per il deposito delle motivazioni della sentenza, cui potrà seguire l’eventuale ricorso in Cassazione.

 

desk desk