Tre detenuti hanno appiccato il fuoco, sfiorata la tragedia al Minorile di Catanzaro

I vigili del fuoco di Catanzaro sono intervenuti nella tarda serata di mercoledì per spegnere un incendio divampato in alcune celle del carcere minorile di Catanzaro. A dare l’allarme sono stati alcuni agenti penitenziari. Durante le fasi di soccorso, i vigili del fuoco hanno dovuto forzare una porta per accedere in un locale dove un detenuto era rimasto bloccato. Alcuni detenuti con problemi di respirazione per l’eccessiva quantità di fumo mentre 4 agenti della penitenziaria sono stati salvati dai vigili del fuoco ed affidati al personale sanitario del 118 giunto all’interno della struttura. Un agente è stato trasferito in ospedale.,L’incendio si è verificato in due punti del piano terra del carcere. Tutti i detenuti presenti nella struttura sono stati portati fuori delle celle in un luogo sicuro all’interno del carcere. Complessivamente sono stati evacuati 18 detenuti. “Ieri sera, nel penitenziario per minori di Catanzaro si è sfiorata la tragedia. La folle protesta di tre detenuti che hanno messo a ferro e fuoco l’Istituto per minorenni è di una gravità assoluta, ed è stata davvero pericolosa”. Lo afferma, in una nota, il segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), Donato Capece. “I tre hanno appiccato il fuoco a materassi e lenzuola – prosegue Capece – facendo divampare un pericolosissimo incendio in tutto il reparto nel quale si è anche propagato una fumo asfissiante pericolosissimo. Nonostante la concitazione e le difficoltà del momento, un ristretto gruppo di poliziotti penitenziari con fatica e non comune spirito di servizio, mantenendo la calma, hanno evacuato e messo in sicurezza tutti i detenuti. Gli agenti intervenuti, peraltro, hanno tutti messo in pericolo la propria incolumità fisica, dal momento che molti dei ristretti erano noti per la loro aggressività”. “Quanto accaduto – sostiene Capece – riaccende il problema, spesso sottovalutato dalla Giustizia minorile e dal Ministero della Giustizia della endemica carenza d’organico, che non emerge nei momenti di relativa calma, ma che si manifesta in tutta la sua drammaticità in caso di eventi critici. Purtroppo, come sempre accade, a rimetterci sono sempre gli agenti che in simili situazioni sono costretti a intervenire senza nessun protocollo d’intervento, privi di idonei dispositivi di protezione e in numero a dir poco inadeguato. La realtà è che continuano ad aumentare gli episodi violenti all’interno delle carceri italiane: e con il regime penitenziario ‘aperto’ e la vigilanza dinamica, ossia con controlli ridotti della Polizia Penitenziaria, la situazione si è ulteriormente aggravata”. Per il Sappe “lasciare le celle aperte più di 8 ore al giorno senza far fare nulla ai detenuti come lavorare, studiare, essere impegnati in una qualsiasi attività, è controproducente perché lascia i detenuti nell’apatia: non riconoscerlo vuol dire essere demagoghi ed ipocriti”.