Omicidio a Cassano, donna incinta trovata morta nel suo appartamento: arrestato il marito

I carabinieri hanno rintracciato e fermato Giovanni De Cicco, marito di Romina Iannicelli, 44 anni, trovata martedì mattina nel suo appartamento, a Cassano allo Ionio, priva di vita. Sarebbe stato lui ad uccidere la moglie. La donna sarebbe morta a seguito di un trauma cranico dovuto ad alcuni colpi ricevuti con un oggetto contundente. All’inizio si era pensato a ferite dovute ad una lama. “L’avrebbe prima picchiata, un vero e proprio pestaggio, e poi colpita con un bastone, e avrebbe tentato di soffocarla, forse con un cavo del telefono”, ha detto il procuratore di Castrovillari, Eugenio Facciolla. Il corpo della donna è stato intanto trasferito nell’obitorio dell’ospedale di Rossano per l’esame autoptico. La vittima è una sorella di Giuseppe Iannicelli, che fu ucciso nel gennaio del 2014 insieme alla convivente e al nipotino di soli tre anni, Cocò. I corpi furono trovati carbonizzati in un’auto. La vicenda colpì molto l’opinione pubblica. Gli inquirenti non collegano, però, l’omicidio di oggi con i fatti del 2014. “Desta profonda impressione e sconcerto apprendere che la donna uccisa a Cassano sullo Jonio, pro-zia del piccolo Cocò Campilongo, vittima innocente della criminalità organizzata, fosse incinta. A prescindere dal movente, non si può accettare questa recrudescenza contro i soggetti più fragili della società, ossia donne e bambini”. E’ quanto dichiara il sociologo Antonio Marziale, Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria. “Da quanto emerge in queste ore dalle cronache – continua il Garante – la donna in passato aveva avuto a che fare con problemi legati alla droga, dunque, la possibilità che queste due morti, madre e nascituro, siano in realtà legate a condotte di vita fuori dal contesto legale sono da non scartarsi, anche se niente può giustificare la sua crudele uccisione. Rimane agli inquirenti il compito di fare luce e stabilire la responsabilità degli accadimenti – conclude Marziale – a noi il compito, invece, di stigmatizzare e indignarci affinché la repressione di femminicidio e infanticidio costituisca momento prioritario per il legislatore ed elimini attenuanti, che portano tanti assassini a cavarsela con poco”.