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Cafiero de Raho: “La ‘ndrangheta non ha confini e “droga” economia sana e mercato del lavoro”

Cafiero de Raho: “La ‘ndrangheta non ha confini e “droga” economia sana e mercato del lavoro”

La ‘ndrangheta “non ha confini”, “paga in contanti e in anticipo” ed è “capace di ‘drogare’ l’economia”. Lo afferma in un’intervista al Sir il capo della Procura di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, il quale spiega il fenomeno e le ragioni del “successo” della più radicata e potente organizzazione criminale italiana. “La ‘ndrangheta è in grado di garantire disciplina, ma consente anche che cosche appartenenti all’una o all’altra parte della Calabria possano compartecipare negli affari”, dice de Raho. “In Calabria e nella provincia di Reggio – ricorda – c’è la testa, ma esistono articolazioni locali – autonome nell’operatività ma non nei collegamenti – al nord”. I mafiosi “hanno una grande capacità di stringere rapporti, di concludere affari, soprattutto perché intervengono con tanto danaro. Basta pensare al fatto che la ‘ndrangheta è riuscita a creare basi locali anche in vari Paesi europei: Svizzera, Irlanda e Germania”. Dunque, “la loro forza sta nel fatto che riescono a pagare tutto in contanti e in anticipo”. La ‘ndrangheta è “l’organizzazione malavitosa più ‘credibile’ e proprio per questo riesce a entrare in simbiosi e sinergia con le altre organizzazioni mafiose e con i produttori di cocaina”. La ‘ndrangheta, poi, è capace di drogare l’economia e il mercato del lavoro perché “toglie lavoro ad altri, alle imprese corrette che però hanno difficoltà a lavorare. Soprattutto in periodi di crisi, è evidente che chi riesce ad avere soldi e a farli entrare in modo occulto nella propria impresa ha un’agevolazione poi nell’ottenimento dei risultati che gli consente di competere con altre società”. Nella lotta per la legalità è importante anche il ruolo della Chiesa: “Il rispetto della dignità umana è un valore sia per la Chiesa sia per lo Stato. In questo momento è come se ci fosse un’azione concentrica, come se il corrotto e l’uomo di ‘ndrangheta fossero accerchiati da una cultura nuova, una cultura della legalità che non è soltanto l’applicazione della legge. I sacerdoti che oggi parlano pubblicamente contro la corruzione e contro la ‘ndrangheta danno un segnale univoco e riescono a far comprendere che è passato il tempo in cui si poteva pensare di essere contemporaneamente cristiani e ‘ndranghetisti”.

 

 

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